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Lo schiaccianoci e i quattro regni

  • Uscita:
  • Regia: Lasse Hallström
  • Cast: Keira Knightley, Mackenzie Foy, Matthew Macfadyen, Morgan Freeman, Helen Mirren, Miranda Hart, Eugenio Derbez, Richard E. Grant, Ellie Bamber, Jack Whitehall, Omid Djalili, Jack Whitehall
  • Prodotto nel: 2018 da LARRY J. FRANCO, LINDY GOLDSTEIN, MARK GORDON PER THE MARK GORDON COMPANY, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuito da: WALT DISNEY
  • Tratto da: favola di E. T. A. Hoffmann

TRAMA

Tutto ciò che Clara desidera è una chiave, unica nel suo genere, che sbloccherà una scatola contenente un dono inestimabile della madre scomparsa. Un filo d'oro, apparsole durante l'annuale festa di Natale del padrino Drosselmeyer, la condurrà alla chiave desiderata, scomparendo improvvisamente in uno strano e misterioso mondo parallelo. È lì che Clara farà l'incontro con un soldato, Phillip, una banda di topi ed i sovrani di tre reami: il paese dei fiocchi di neve, il paese dei fiori e il paese dei dolci. Clara e Phillip dovranno affrontare lo spaventoso quarto reame, dimora della tirannica Madre Ginger, per recuperare la preziosa chiave e restituire finalmente armonia a quel mondo in bilico.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Quasi 80 anni dopo l’inserto presente in quel capolavoro che fu Fantasia , la Disney si riappropria del racconto di E. T. A. Hoffmann e del conseguente, immortale, balletto di Čajkovskij per riportare sullo schermo la magia dello Schiaccianoci . Diretto da Lasse Hallström – con Joe Johnston che è subentrato alla regia per delle riprese aggiuntive di 32 giorni, vista l’indisponibilità del primo a tornare sul set – Lo schiaccianoci e i quattro regni riesce a far dimenticare (non ci voleva poi molto, in verità) la temibile versione 3D diretta nel 2010 da Konchalovsky e, soprattutto, a creare una naturale sintesi tra l’universo più smaccatamente disneyano e il grande classico a cui si ispira. Naturalmente – cosa già evidente sin dal titolo – la trama subisce sostanziali modifiche e ribaltamenti relativi ad alcuni personaggi chiave – su tutti la Fata Confetto interpretata da Keira Knightley – e il racconto (del film) poggia su alcuni elementi cardine dell’intera filosofia disneyana: la protagonista, Clara (Mackenzie Foy), la sera della Vigilia di Natale riceve in dono un misterioso oggetto da parte dell’amata madre (da poco deceduta). Per aprirlo, però, la ragazza deve necessariamente trovare una chiave speciale, sparita chissà dove. Un filo d’oro, ricevuto durante l’annuale festa natalizia del suo padrino Drosselmeyer (Morgan Freeman) la conduce verso l’ambita chiave, che però scompare immediatamente in uno strano e misterioso mondo parallelo. È qui, ovviamente, che la magia del film e le musiche di Čajkovskij (in parte rivisitate da James Newton Howard) si liberano con forza: questa novella Alice (nel paese delle “apparenti” meraviglie) si ritrova catapultata in un contesto sconcertante e bellissimo al tempo stesso, popolato da bizzarri abitanti, terre incantevoli e luoghi altresì minacciosi. Clara incontra dapprima un soldato schiaccianoci di nome Phillip (Jayden Fowora-Knight), poi si imbatte in una banda di topi per poi finalmente conoscere i reggenti che governano tre Regni: la Terra dei Fiocchi di Neve, la Terra dei Fiori e la Terra dei Dolci, introdotti da un suggestivo balletto eseguito da Misty Copeland. Per recuperare la famigerata chiave, però, la ragazza dovrà avventurarsi nel nebuloso Quarto Regno, un tempo Terra dei Divertimenti ora landa buia e desolata, dove vive Madre Cicogna (Helen Mirren), bandita perché “pericolosa minaccia” per l’armonia di quel mondo… Il viaggio in un altrove per trovare finalmente la consapevolezza di sé. Le apparenze capaci di ingannare, tanto nel mondo reale (quello dove un affranto padre sembra non curarsi dei tre figli rimasti con lui, orfani della madre) quanto nel mondo fatato dei giochi, il riscoprirsi improvvisamente “principesse” per poi comprendere invece che bisognerà trasformarsi in soldatesse: come detto l’immersione Disney in un contesto simile è quanto mai naturale e funzionale, al punto di riuscire a capovolgere a suo favore anche iconiche figure come i topi (e il loro Re…) riportandoli alla classica familiarità con cui, da sempre (si pensi ad esempio anche a Cenerentola ), la casa di Topolino li ha voluti trattare. L’operazione dunque si può dire tutto sommato riuscita, soprattutto in riferimento ad un pubblico di giovanissimi. Manca forse un po’ di ironia, utilizzata col contagocce e senza mai lasciare il segno, e anche dal punto di vista emozionale si sarebbe potuto osare un pochino di più.

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